(NOSTRO ARTICOLO per newsletter 140)
Cronologia di tre giorni tra un primo testo scritto a proprio favore, la correzione arrivata sotto la pressione degli utenti, e le clausole di fondo che restano comunque intatte
C'è un modo per leggere quello che è successo tra il 24 e il 26 luglio che va oltre il semplice "hanno cambiato una data". Il copione è quello che negli Stati Uniti, con Donald Trump e i suoi annunci sui dazi, è stato ribattezzato l'effetto TACO, acronimo coniato dal columnist del Financial Times Robert Armstrong per "Trump Always Chickens Out": si annuncia una mossa aggressiva, si osserva la reazione, e se la reazione è abbastanza forte si fa marcia indietro, almeno in apparenza, salvo poi scoprire che l'obiettivo di fondo non è cambiato granché. Non stiamo paragonando Higgsfield a un capo di stato, ma la sequenza di questi tre giorni segue esattamente quella logica in due tempi: un primo testo scritto a favore dell'azienda, una correzione arrivata in fretta dopo che il divario è diventato visibile, e un impianto di fondo che, a guardarlo con occhio critico, è rimasto quasi tutto dov'era.
Riavvolgiamo il nastro a due giorni fa. Il 24 luglio Higgsfield manda un'email per annunciare che dal 7 agosto sarebbero entrati in vigore nuovi Termini di Utilizzo e una nuova Privacy Policy, con toni rassicuranti: preavviso sui prezzi, più tempo per un pagamento fallito, rimborsi in caso di chiusura di un servizio, e soprattutto una sezione dedicata ai dati biometrici che prometteva regole chiare su come vengono trattati volto e voce nelle feature generative. Andando a leggere i documenti veri, però, la situazione era diversa. La licenza che l'utente concede a Higgsfield sui propri contenuti era scritta come "perpetua, irrevocabile, trasferibile", una formula che lasciava all'azienda il diritto di continuare a usare quel materiale per addestrare i propri modelli AI anche dopo la cancellazione dell'account. La sezione sui dati biometrici, quella promessa nell'email, non esisteva da nessuna parte: nella Privacy Policy c'era solo un avviso generico a non caricare dati di questo tipo, l'esatto contrario di una spiegazione su come vengono gestiti. E i tempi di cancellazione raccontavano due versioni diverse a seconda del documento, trenta giorni nei Termini e novanta nella Privacy Policy. In sintesi, l'email vendeva tutele che il contratto non conteneva ancora.
Quel divario, una volta reso visibile, è diventato difficile da ignorare. Non sappiamo con certezza cosa sia successo internamente a Higgsfield in quelle 48 ore, ma la sequenza dei fatti parla chiaro: un testo pubblicato il 24 luglio che prometteva più di quanto scriveva, seguito appena due giorni dopo da una versione riscritta proprio nei punti che erano stati contestati. È lecito leggerci il segno di segnalazioni arrivate da chi usa la piattaforma e da chi, sui social e altrove, ha iniziato a far notare la distanza tra l'email e il contratto: un tempo di reazione così breve, su clausole così specifiche, che fanno addirittura pensare (se vogliamo pensare male) che possa essere stata già prevista in caso di cattiva reazione, oppure… che lo studio legale di Higgsfield ha fatto molti straordinari in questa ultima nottata.
La correzione, arrivata la mattina del 26 luglio con una seconda email (questa volta con la data giusta, 27 agosto) e con una nuova versione dei documenti pubblicata lo stesso giorno, è reale e va riconosciuta come tale. La licenza sui contenuti ha perso le tre parole più contestate: "perpetua", "irrevocabile" e "trasferibile" non compaiono più, sostituite da una frase esplicita secondo cui la licenza dura solo finché il contenuto resta sulla piattaforma e termina quando lo si cancella, insieme all'account. La stessa logica compare ora anche nella clausola sul training dei modelli AI, con la precisazione che i clienti Enterprise sono esclusi a priori da questo utilizzo. E la sezione Biometric Information, quella promessa e mai scritta, è comparsa davvero nella Privacy Policy: cita le leggi di riferimento (l'Illinois Biometric Information Privacy Act, le normative di Texas e Washington, il GDPR per l'Europa), dichiara esplicitamente che i dati biometrici non vengono conservati ma solo elaborati in modo transitorio, e offre un canale per revocare il consenso. Anche i tempi di cancellazione sono stati unificati a trenta giorni in entrambi i documenti.
Qui però la lettura critica deve andare oltre l'elenco delle correzioni, perché sarebbe fuorviante raccontare questa vicenda come un lieto fine. Le clausole di fondo, quelle che pesano di più sul piano commerciale e legale, non sono state toccate. Higgsfield può ancora aggiungere, modificare o ritirare qualsiasi modello AI in qualsiasi momento, condizionato solo dal fatto che il servizio nel complesso resti "funzionalmente simile", un giudizio che spetta all'azienda stessa. Il piano Unlimited resta soggetto a limiti di fair-use non quantificati, con la possibilità di rallentare chi viene giudicato un utilizzatore "anomalo" senza soglie dichiarate. La responsabilità massima verso l'utente resta ancorata al maggiore tra quanto pagato negli ultimi sei mesi o cento dollari, le controversie restano affidate a un arbitrato vincolante con rinuncia alle azioni collettive, e l'onere di ottenere consensi da ogni persona il cui volto o la cui voce viene caricata resta comunque sulle spalle di chi genera il contenuto, non della piattaforma. Persino sulla licenza corretta resta un'eccezione tecnica non da poco: quello che è già stato incorporato in un modello prima della cancellazione del contenuto non viene rimosso a ritroso (anche perché forse tecnicamente potrebbe essere impossibile), un limite che la nuova versione ammette apertamente ma che di fatto svuota parzialmente la portata della correzione.
È questo il senso dell'analogia con cui abbiamo aperto. Higgsfield ha davvero tolto le parole più esplosive dal contratto e ha davvero scritto la sezione biometrica che mancava, e sarebbe sbagliato negarlo o minimizzarlo, ma ha toccato solo i due fronti diventati visibili e contestabili pubblicamente, lasciando intatto tutto il resto dell'impianto: le clausole che decidono chi porta il rischio economico, chi controlla i tempi di un eventuale contenzioso, e quanto margine ha l'azienda per cambiare le regole del gioco senza dover rendere conto a nessuno. Non è un lieto fine e non è nemmeno un bluff totale: è un passo indietro mirato, fatto per disinnescare le critiche più rumorose senza rinunciare a nessuno dei vantaggi strutturali del contratto. Da qui al 27 agosto vale la pena continuare a controllare, perché la sequenza di questi giorni dimostra che il testo può ancora muoversi.
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Cosa è cambiato davvero, e cosa resta comunque a favore di Higgsfield
Corretto tra il 24 e il 26 luglio:
Licenza di training non più perpetua: le parole "perpetua, irrevocabile, trasferibile" sono state rimosse. La licenza ora termina quando si cancella il contenuto o l'account, tranne per ciò che è già stato incorporato in un modello prima della cancellazione.
Sezione Biometric Information ora esiste davvero: nuova Sezione 1.6 della Privacy Policy, con riferimenti a BIPA (Illinois), alle leggi di Texas e Washington e al GDPR, dichiarazione di non conservazione e canale per revocare il consenso.
Tempi di cancellazione unificati: trenta giorni in entrambi i documenti, invece dei trenta contro novanta di prima.
Clienti Enterprise esclusi dal training: distinzione che prima non era esplicitata.
Rimasto identico, nonostante la correzione:
Contenuti già incorporati nei modelli: non vengono rimossi a ritroso nemmeno con la nuova versione, un limite che riduce la portata pratica della correzione sulla licenza.
Modelli AI modificabili o ritirabili in qualsiasi momento: clausola invariata, il rimborso pro-rata scatta solo per un peggioramento "materiale" giudicato dall'azienda stessa.
Fair-use non quantificato sul piano Unlimited: nessuna soglia numerica dichiarata per definire un uso "anomalo o eccessivo".
Responsabilità limitata a cifre basse: il maggiore tra quanto pagato negli ultimi 6 mesi o 100 dollari, con arbitrato vincolante e rinuncia alle azioni collettive.
Consenso su volti e voci di terzi a carico dell'utente: obbligo contrattuale invariato, la piattaforma non se ne assume la responsabilità.
Il testo può ancora muoversi: la sequenza di questi tre giorni mostra un contratto in evoluzione rapida; vale la pena ricontrollarlo a ridosso del 27 agosto.